Ritratto a mano, 2014, Ex Convento delle Clarisse, Caramanico Terme (PE)Cinque giorni di residenza con Stefano Arienti e Giuseppe Pietroniro a cura di Angelo Bucciacchio, Giuliana Benassi e Alessandra de Meo. 

Show More

Da: Cristina Pancini <cristina.pancini@gmail.com>

Date: 08 agosto 2014 20:03

Oggetto: Re: clarisse

A: Giuliana Centi <giuliana.centi@cc.univaq.it>

 

 

Cara Giuliana,

trovo finalmente il tempo per i racconti e per le immagini.

Come sa, il mio passaggio da Caramanico è stato veloce. Cinque giorni a camminare e raccoglier storie:

il punto di partenza L’ex Convento delle Clarisse e, la clausura a cui si legava, il motivo delle mie ricerche. “In tale condizione”, mi son detta, “era necessaria una via di fuga” così, ho deciso di cercarla. L’isolamento soprattutto, sembra distorcere la realtà. Chi ne resta fuori, dal lato suo, a colmare le domande che la curiosità scatena, costruisce cumuli di storie. Questo è quello che ho trovato.

 

Ho ascoltato le versioni del pensionato mentre attraversava la stradina in curva e in salita, in mano un secchio bianco e consumato da riempire di cibo per i suoi cani, della rispettiva moglie, molto più giovane di lui; della fruttivendola capelli tanti e neri, ogni giorno più complice e generosa di cetrioli, del signore suo amico, curioso di conoscere le mie ricerche; del bibliotecario Matteo, che prontamente mi ha lasciato il numero di telefono proponendosi guida nell’archivio di paese, tutto muffe e libri antichi in colonna;della segretaria del sindaco, in apprensione perché il primo cittadino non fosse disturbato, da me, infine del sindaco, che, “disturbato” da me, quel giorno doveva proprio scappare a Pescara, ma che prima di andarsene mi ha generosamente raccontato tanto e messo a disposizione un faldone di preziosi documenti ed una fotocopiatrice al lato; del Sig. De Angelis, quasi novantenne, che su Caramanico ha scritto un librone e che, suonatogli il campanello, con gentilezza d’altri tempi, mi ha, prima di tutto, fatta accomodare. E di tanti altri.

 

Ho escluso ogni pretesa di fondatezza e presunzione di conoscenza totale. Semplicemente, ho deciso di tenere insieme tutte le versioni e, sospendendo il giudizio, di raccontarle tutte. Adesso le dico come.

 

C’è una finestra in Convento, che è enorme, così sospesa che quasi fa paura la grandezza del paesaggio di fronte. Quella finestra è il punto estremo sia del Convento sia di Caramanico. Ci si affaccia da lì e si domina tutta la valle dell'Orfento. Raccogliendo storie, ho “scoperto” che quello strano edificio, in origine, era una fortificazione militare che proteggeva tutto il paese. ­­­

Quello che ho fatto, è quanto segue: tornata al mio pensiero iniziale, quello per cui le distanze portano a visioni distorte, ho deciso, in conclusione, di uscire dal paese ed ho messo un tavolino e due sedie sotto quella grandissima finestra, la distanza era talmente grande che i volti delle persone erano totalmente indistinguibili. Lì, sotto a un albero, ho trascorso quasi tre ore.

 

I visitatori, uno alla volta, venivano fatti entrare nella stanza e, dotati di cannocchiale, invitati ad ammirare quell’eccezionale paesaggio e a rimanere in posa, anche per poco, poiché io gli stavo facendo il ritratto. Urlante poi, invogliavo il mio modello a scendere: "Se vuoi il ritratto, vieni a prenderlo quaggiù!". Una scusa, ovviamente.  Invitando le persone a raggiungermi, le invitavo a ribaltare un punto di vista, a guardare la stessa scena da fuori. Dopo circa dieci minuti di cammino, arrivavano. Ad aspettarle, una sedia e un bicchiere di vino o acqua e in dono il faticato ritratto. Coloratissimo e grossolano, era totalmente alieno ai loro volti: confesso che non ho nutrito molte vanità quel giorno, qualche risata sì però.  Come le raccontavo,quando in Comune ho trovato il suo numero di telefono tra i documenti relativi al Convento, ho anche avuto la fortuna di poter fotocopiare le mappe del paese, più o meno datate, e alcuni dei progetti di restauro relativi al “nostro” Ex Convento. Ecco, i miei ritratti li ho disegnati su parti di quei documenti, compresa la sua tesi! Con in mano la testimonianza delle mie ricerche, i visitatori ascoltavano, finché resistevano, i racconti a ruota libera da me raccolti in quei giorni, storie sul Convento, sul paese, la Rota, i tunnel, le scappatelle delle suore, i bambini, le torri mozze, gli orti, le porte di accesso alla città, le chiese chiuse … Ogni tanto urlavo, facendo sobbalzare tutti, invitando il visitatore successivo a scendere per il proprio ritratto. Finché, il buio non ci ha fatti risalire.

 

Ah! Il titolo, Dal pavimento si vedevano le stelle, me lo ha suggerito la fruttivendola, raccontandomi di quando, da bambini, andavano a giocare in Convento ed era tutto fatiscente.

 

E adesso, un po' di foto!

 

Grazie mille Giuliana per la sua disponibilità, chissà, magari ci "incontreremo" di nuovo! Io vivo a Milano, se passa di quassù, mi avverta.

 

Le auguro una felice estate!

Un abbraccio

 

Cristina