Si parta dall’assunto che c’è un legame indissolubile tra gli individui e lo spazio in cui vivono. La sanità di tale spazio perciò condiziona necessariamente la vita dei suoi abitanti.  Si ponga l’accento sul fatto che questa sanità spesso non dipende da loro e che anzi, quasi sempre, li sopraffà. E ci si accanisca.

 

En plein air, nella traduzione all’aria aperta, fu la vita che scelsero i pittori francesi che, a partire da metà dell’800, si ritirarono nei pressi della Foresta di Fontainbleau, per fuggire da città trasformate dall’industrializzazione e vivere a stretto contatto con la natura. Lì, costituirono la Scuola di Barbizon ed en plein air erano le loro sessioni di pittura. Nel 1848, per volere degli stessi artisti e della popolazione tutta, la foresta fu preservata da un’imminente progetto di disboscamento: nacque così la Prima Riserva Naturale d’Europa.

 

Ad oggi.

Ammiriamo e proteggiamo i loro quadri. Ammiriamo e proteggiamo quadri che celebrano e mitizzano miriadi di paesaggi. Perché, se non dedichiamo altrettanta attenzione ai luoghi reali che essi rappresentano?

 

Guardandoci bene intorno, oltre le idealizzazioni, molti sono i paesaggi spolpati. E persino la bonifica di quei siti, specialmente se privati, diventa problematica poiché vissuta come danno economico: questo è il motivo dominante per cui spesso vi si rinuncia.

 

Ecco, ci sono persone che in quei luoghi abitano e che esigono per essi salubrità, non come un lusso ma come una necessità. Il futuro gli preme e una speciale attenzione la dedicano ai bambini.

 

Il progetto si sviluppa attraverso una serie di residenze, meglio se in case private, in prossimità di siti sfigurati, in Italia e in Europa. Si propone di lavorare a stretto contatto con adulti e bambini, per osservare con loro le urgenze del luogo in cui vivono.  Un percorso di riflessione e azione condivisi. Un dialogo, attraverso i linguaggi dell’arte, sulle condizioni e le possibilità del paesaggio che hanno di fronte.

 

Il punto di partenza è l’esperienza vissuta nel febbraio 2015 a Taranto Vecchia e la volontà è quella di ripeterla in siti altrettanto deturpati.

 

 

 

Taranto Vecchia, ho iniziato a conoscerla prima di arrivarci, attraverso libri, video e lunghe chiacchierate con persone originarie di lì. Mi è stato subito chiaro, e purtroppo, che non sarebbe stato possibile andare a Taranto e ignorare la presenza dell’Ilva. Non sarebbe stato credibile però, se fossi stata io a parlarne, non ne avrei avuto l’esperienza.  E’ nato così En plein air, approccio diretto verso la natura e titolo tendenzialmente cinico di questo percorso.

 

Con i dipinti degli adulti in mano sono corsa a casa per sottoporli ai bambini che hanno dato il via all’ultima importante e densa fase di questo progetto. I dipinti degli adulti, eredità di paesaggio sfigurato e problematico, sono stati ritagliati dai bimbi e da loro riutilizzati per creare “il paesaggio in cui sarebbe bello vivere”.  In un costante e ragionato confronto, su di un foglio di circa due metri per un metro e mezzo, hanno preso forma la sabbia, il mare, tre alberi giganti, nuvole da cui piovono diamanti commestibili, Kingo collo lungo, il pesce tromba, la scimmia cavalletta alata, il cavallo camaleonte, una para-mongolfiera e tanti altri.

TARANTO VECCHIA

2015

 

Diceva Théodore Rousseau: “… se fossi principe farei dell’arte nei fatti. Inciterei la vita nazionale in senso poetico, monderei della sozzura le classi inferiori sfigurate dalla miseria e dall’abbrutimento, e quando avessi riabilitato la bellezza umana, la renderei al suo ambiente naturale, il paesaggio e il cielo. “

 

 

Sono stata ospite per una settimana della Famiglia Cafarelli (in seno a My Little house, a cura di Fulvio Ravagnani e Antonella Scaramuzzino). Il progetto ha avuto inizio nel loro salotto, con una piccola lezione di storia del paesaggio in pittura. La famiglia e alcuni loro amici hanno ascoltato la storia della Scuola dei Barbizon. En plein air erano le loro sessioni di pittura ed En plein air è stata la seconda fase del progetto che ha visto tredici adulti, tenaci e concentrati, dipingere dal vero uno dei paesaggi più deturpati d’Italia, quello che dal Mar Piccolo comprende l’Ilva.

L’uomo ne è stato escluso: “altrimenti costruisce un’altra Ilva”, mi ha detto uno dei bambini.  Il grande paesaggio resterà dove è nato, a casa della Famiglia Cafarelli, perché è lì che ha valore.

I dipinti degli adulti.

Sono un paragrafo. Fai clic qui per aggiungere il tuo testo e modificarmi. È facile.

Ai bambini piacerebbe vivere qui.

ILVA DI TARANTO: AMBIENTE SVENDUTO

(Alcune informazioni)

 

Nasce nel 1965 come Italsider e, per molti anni, è una delle acciaierie più grandi d’Europa e per questo il vanto di Taranto e dei suoi abitanti: “Abbiamo l’industria, abbiamo la modernità!”.

In molti accorrono da tutta Italia per viverne il presunto progresso.

In nome suo, gli ulivi secolari ed il lavoro che davano, vennero “giustamente” abbattuti.

 

Ad oggi, per raggiungere la città, gli autobus da prendere sono quelli con su scritto “Ilva”: l’azienda siderurgica copre uno spazio di 1500 ettari, che è due volte e mezzo l’estensione della città stessa, è attraversata da 200 km di ferrovie e 50 km di rete stradale.

All’Ilva lavorano oltre 12000 operai.

 

Il prossimo 20 ottobre 2015, davanti alla Corte d’assise di Taranto, si aprirà il più importante processo ambientale dopo quello Eternit. Imputate 44 persone fisiche e 3 società rinviate a giudizio nell’inchiesta “Ambiente svenduto” sul presunto disastro ecologico causato dall’Ilva nel capoluogo ionico.

 

Si legge:

Quel disastro ambientale provocato da un riversamento continuo “nell’ambiente circostante e non di una quantità rilevante di sostanze altamente nocive per la salute umana” e non solo. I prodotti lavorati finali sono, nel ragionamento del gip, il “frutto” di un avvelenamento del territorio, degli animali e delle persone che, secondo i rapporti epidemiologici, ha portato il territorio ad avere un’incidenza di tumori spaventosamente alta.

 

E dei suoi azionisti:

Coinvolti a vario titolo nell'amministrazione e gestione dello stabilimento ILVA di Taranto, sono contestati i reati di associazione per delinquere, disastro innominato, rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, avvelenamento di acque o di sostanze alimentari, nonché reati contro la pubblica amministrazione e la fede pubblica, reati in materia di tutela dell'ambiente, di igiene e sicurezza sul lavoro.

 

E qualcuno li chiamava allarmismi…

Si attende da anni, nella impossibile scelta tra lavoro e salute. Taranto Vecchia, bellissima, è per ¾ disabitata ed il Mar Piccolo, un tempo il giardino di pescatori e miticoltori, “seccato” anche quello.

Nel frattempo, si continuano a registrare gravi criticità per gli adulti e un eccesso di ospedalizzazione per i più piccoli, a cui si somma, cosa ancor più grave, un eccesso di mortalità per i bambini.

 

I bambini di Taranto sono un’emergenza nazionale e per loro si lotta.

Ovunque, nella città dei due Mari, nascono associazioni di cittadini che resistono nel sostenere la bellezza, oltre i soprusi.

12 MLH3