Un'ora sola ti vorrei,

più 23 minuti

Per e con Il Lazzaretto, la Casa Museo Boschi Di Stefano e la Casa di Riposo Don Leone Porta.

Con la collaborazione di Federico Primavera per le elaborazioni sonore.

Tra il Lazzaretto, la Casa Museo Boschi Di Stefano e la Casa di Riposo Don Leone Porta 

ci sono pochi minuti a piedi.

Un’ora sola ti vorrei, più 23 minuti, nasce dalla voglia di percorrerli, per farli incontrare.

 

https://goo.gl/maps/6Yr7N9vDMx42

 

I protagonisti dell’incontro sono stati gli anziani che abitano la Casa di Riposo,

gli operatori che se ne prendono cura, chi si è preso e si prende cura della Casa Museo Boschi Di Stefano,

chi ha fatto e fa altrettanto al Lazzaretto, un’artista, un giovane musicista e un gruppo di visitatori.

Tutti, ci siamo mossi tra arte moderna e contemporanea

perché spalancano lo spazio e il tempo e ci insegnano a incontrarci.

Ci siamo accomodati per la necessità di stare insieme e per il desiderio di fare il Mondo e non solo di passarci.

Ci siamo presi tempo per aver cura l’un l’altro, soprattutto se fragile,

perché abbiamo bisogno di rivoluzioni delicate.

 

Un’ora sola ti vorrei, più 23 minuti nasce dalla ferma convinzione che le commistioni tra persone,

differenti per età, origine e interessi siano una risorsa indispensabile

per creare una società attenta, intelligente e sensibile.

 

 

È grazie a certi incontri che il mondo si riempie di possibilità.

 

Un’ora sola ti vorrei (1938), testo di Umberto Bertini e musica di Paola Marchetti.

Cantata da Fedora Mingarelli, venne ripresa successivamente dagli Showmen e da Ornella Vanoni.

Fu censurata dal Fascismo per il verso: Un’ora sola ti vorrei/per dirti quello che non sai,

considerata “una frase sconveniente se pronunciata per strada sotto un ritratto del Duce”.

Il progetto è passato attraverso quattro fasi:

le prime tre, dedicate alla conoscenza e all’esperienza reciproca delle persone e dei luoghi coinvolti,

le abbiamo chiamate Farsi belli, Frequentarsi e Farsi ancor più belli e frequentarsi per un altro giorno;

la quarta, che è stata l’apertura e la condivisione dell’esperienza con un pubblico,

è Un'ora sola ti vorrei, più 23 minuti.

Farsi belli

Dal Lazzaretto e dalla Casa Museo Boschi Di Stefano alla Casa di Riposo Don Leone Porta

 

Il primo appuntamento, ripetuto

Da Marzo a Settembre 2019

 

Ci siamo incontrati per conoscerci.

Una volta al mese abbiamo (Cristina, Federico e Il Lazzaretto) fatto visita alla Casa di Riposo: abbiamo parlato di incontri,

i più importanti della vita; ascoltato “quadri sonori” da cui, a volte delicate, altre dolorose, sono emerse immagini e ricordi; abbiamo guardato all’arte classica, moderna e contemporanea, per vedere come, in tempi tanto distanti,

il tema dell'incontro abbia trovato forma: qualcuno si è innamorato, qualcun altro si è indignato.

I primi di settembre è arrivata a farci visita una emozionata e emozionante Casa Museo Boschi Di Stefano.

Ci ha raccontato la sua storia, preparandoci così, per andare a visitarla.

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Frequentarsi

Dalla Casa di Riposo Don Leone Porta alla Casa Museo Boschi Di Stefano

 

Frequentarsi per una settimana

Settembre 2019

 

Questa è stata la volta di quella che abbiamo vissuto come una vera e propria evasione.

Alcuni anziani, assieme agli operatori geriatrici, Cristina e Federico,

a turno, hanno fatto visita alla Casa Museo Boschi Di Stefano.

Pierluigi, Maria Bambina, Mirella, Luisa e Luciano, Arturo, Franca e Lidia.

Seguendo un programma di appuntamenti giornalieri,

li abbiamo accompagnati uno ad uno a uscire,

a percorrere la distanza che separa la Casa di Riposo dalla Casa Museo

 e a muoversi per le stanze del Museo.

Lì, abbiamo fatto strada senza troppo interferire, domandando loro di fermarsi di fronte alle opere

che più gli “parlavano”. Abbiamo chiesto loro di raccontarcele, cercando di non svelare molto,

semmai, quando serviva, di stimolarli attraverso domande.

Abbiamo raccolto le loro parole, i racconti, le emozioni, li abbiamo registrati.

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Farsi ancor più belli e frequentarsi per un altro giorno

Dalla Casa di Riposo Don Leone Porta al Lazzaretto

 

Ottobre 2019

Ci abbiamo preso gusto e siamo evasi in gruppo.

Questa volta, siamo andati al Il Lazzaretto.

Ad accoglierci,

la storia dell’amicizia tra Lydia Silvestri e Andreina Rocca Bassetti (che vi racconterò meglio in seguito)

e un tavolo pieno di piccole sculture.

Anche questa volta, abbiamo guardato e parlato.tanto, ci siamo emozionati e abbiamo raccolto tutto.

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Un’ora sola ti vorrei,

più 23 minuti

Dal Lazzaretto alla Casa Museo Boschi di Stefano alla Casa di Riposo Don Leone Porta e ritorno

 

7-8-9-novembre 2019

Gli appuntamenti

2 ore circa ciascuno

Abbiamo aperto il progetto,

lo abbiamo condiviso con chi è venuto a farci visita per l’occasione:

su appuntamento, 7 persone (al giorno) sono state invitate a prendere parte a una visita guidata del tutto sperimentale.

Dal Lazzaretto

Lydia e Andreina

In piedi in uno stretto corridoio, è stato chiesto ai partecipanti di compilare

 un contratto sulla fiducia, per essere certi che arrivassero fino alla fine del percorso e che, assieme a loro,

ci arrivasse anche una piccola borsa contenente un libretto e un’audioguida che di lì a poco avrebbero avuto in mano.

Sistamate le questioni pseudo-formali, sono stati invitati a scendere in cantina.

Malgrado la poca luce, è stato facile vedere un tavolo basso e rotondo con sopra cinque piccole sculture.

Attorno al tavolo 7 sgabelli.

Appese a una parete 7 piccole borse e su ciascuna un nome scritto a mano:

Franca, Lidia, Mirella, Luisa e Luciano, Pierluigi, Arturo e Maria Bambina.

"Prego, scegliete una borsa e sedetevi su uno sgabello. Prendete il libretto e iniziate a leggere."

(cliccando sulle immagini di seguito, si possono consultare le versioni integrali dei libretti)

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Franca.jpg
Lidia
Mirella
Luisa e Luciano
Pierluigi
Arturo
Maria Bambina

Sulla prima pagina veniva dichiarato che quel libretto sarebbe stato la guida di un percorso che stava appena iniziando.

E, subito dopo, si leggeva che:

Lydia, da anziana, non riusciva più a scolpire. Continuava a lavorare sulla carta però, e lo faceva proprio qui.

Andreina, per lei, aveva trasformato questa, che era una cantina, in un appartamento-studio.

Era il 1962 o il 1963 quando si incontrarono. Lydia arrivò col Menghi, chiamato da Andreina per restaurare una chiesetta romanica di un piccolo paese della Brianza. Si dice che stesse impazzendo per capire come illuminarla:

Ci vogliono 100 candele!”, esclamò Lydia appena la vide. E così fu. Quel giorno, quando il Menghi se ne andò, Lydia restò. “Si fermi, si fermi, fermati, fermati”, le disse Andreina. Con un piatto di bresaola e una bottiglia di Sassella davanti,

iniziarono a chiacchierare. Continuarono a farlo per tanti, tanti, tanti anni.1

Per molto tempo, grazie ad Andreina, Lydia ebbe uno studio grandissimo. Era proprio qui sopra, forse ci sei passata,

forse ci sei passato. Lo chiamavano e continuano a chiamarlo Il Lazzaretto. Ci realizzò molte sculture: la maggior parte erano grandi. Tanti gli incontri, le telefonate, le email, i messaggi, le preghiere e qualche imprecazione per cercare di riportarne qui almeno una di quelle dimensioni. Non ci siamo ancora riusciti. Ad oggi, abbiamo trovato queste, che sono tanto piccole, ma tanto desiderate.

 1È molto difficile scegliere di cosa parlarti. Potrei dirti che sono Lydia Silvestri e Andreina Rocca Bassetti.

Potrei ripeterti le parole che Lydia, pochi anni fa, durante una lunga intervista, ha dedicato ad Andreina: “Io so che posso dirle tutto quello che penso e lei mi dice quello che pensa.” “Dopo un po' di giorni che non la sento ho bisogno di sentirla.” “È tanto generosa, tanto buona, da farti stringere il cuore.” “Quello che mi piace dell’Andreina è che non giudica. Anche quando non capisce, lei aderisce.” “Lei e la sua famiglia hanno fatto in modo…finalmente ho cambiato modo di vivere, mi sono ffffffffff...”, dicendolo, abbassa le braccia, come a chi è concesso di rilassarsi.

Potrei dirti che mentre parlava mi hanno colpito le sue grandi mani, che continuava a muovere tenendo uniti i pollici.

Non sono ancora sicura se dirti che Lydia è morta proprio lo scorso anno.

Poi, le indicazioni, invitavano a indossare le cuffie 

e, guardando le piccole sculture poggiate sul tavolo, ad ascoltare:

tutti insiemeMirella, Lidia, Pierluigi e Luisa
00:00 / 07:45

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Finito l'ascolto,  il libretto proponeva di uscire per percorrere a piedi alcune strade.

La mèta era volutamente omessa.

Alla Casa Museo Boschi Di Stefano

Marieda e Antonio

Arrivati al secondo piano, giusto prima di entrare, sul libretto si raccontava che:

 

Questa era la casa di Marieda Di Stefano e Antonio Boschi.

Quando ci abitavano le opere erano ovunque: un assedio di immagini. Ammassate le une sulle altre, coprivano porte, finestre e persino gli interruttori. Erano oltre 2000. Oggi ce ne sono “solo” 300 ed è ancora un assedio di immagini.  

Ti ripeto anche alcune frasi di Antonio:

“Andavamo, sceglievamo, tornavamo con quadri ancora bagnati,

magari tenuti a mano in equilibrio instabile sul tetto della nostra macchinetta.”

 “Io penso che gli artisti siano una specie di radar, che con le loro antenne, magari inconsciamente,

captano con qualche anticipo sui comuni mortali i valori etici del loro tempo e tentano di renderli nelle loro opere.”

 “... se qualche aiuto ho potuto dare agli artisti, è certo che ciò che ho ricevuto è enormemente di più, e io spero di potermi sdebitare in parte di quanto devo loro mettendo la collezione a disposizione dei miei concittadini”. 

Una volta dentro, è stata la volta di indossate nuovamente le cuffie e, con l'aiuto di una mappa, 

 muoversi per ben 9 sale della Casa Museo.

Ad accompagnare la visita i racconti di 7 differenti guide, una per visitatore.

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(riproponiamo qui di seguito, sala per sala, tutte le tracce audio, divise per persona e per opera)

Sala 1

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Sala 2

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Sala 3

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Sala 4

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Sala 5

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Sala 6

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Sala 7

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Sala 8

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Sala 9

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Alla fine del giro è stato chiesto ai visitatori di riunirsi per raggiungere in gruppo una nuova e sconosciuta mèta.

Alla Casa di Riposo Don Leone Porta

Pierluigi, Mirella, Franca, Lidia, Arturo, Luisa e Luciano e Maria Bambina

Arrivare alla Casa di Riposo è sta cosa inaspettata e, ancor più, leggere:

La persona che con la sua voce ti ha guidato nella casa Museo Boschi Di Stefano è in questa stanza.

Ti stava aspettando. Si chiama ... Se pronunci il suo nome, sono certa che ti risponderà.

Mi piacerebbe tanto che passaste un po’ di tempo insieme.

Tutto quello che vi sarà possibile.

Le parole che vi direte sono tutte vostre.

In una sala celeste, molto illuminata e calda, seduti in cerchio,

Pierluigi, Mirella, Franca, Lidia, Arturo, Luisa e Luciano e Maria Bambina.

Al loro lato, una sedia vuota attendeva di essere occupata da chi, fino a poco prima, si era lasciato guidare dalle loro voci.

Non ci è dato sapere quello che si sono detti.

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Quando per gli abitanti della Casa di Riposo è stato tempo di andare,

il visitatore è stato invitato a mettersi nuovamente in cammino.

La mèta, ancora una volta, non è stata svelata.

Al Lazzaretto

Cristina, Sergio, Alfred, Alessandra, Elena, Beatrice, Camilla, Giada, Guadalupe, Giuseppe, Maria, Mary, Giuseppe, Abramina, Giordana, Alessia, Monica, Paola, Chiara, Iole, Pietro e Diego

Dopo circa due ore, i visitatori sono tornati nel luogo da cui erano partiti. 

Sul libretto si leggeva:

Per favore, cerca un luogo appartato e mettiti comodo, e mettiti comoda.

Questa esperienza è iniziata molti mesi fa.

L’ho attraversata assieme a tante persone.

Quasi tutte hanno avuto qualcosa da dire di fronte alle opere d’arte.

Quasi tutte si sono emozionate.

Un paio sono scappate.

Ad alcune, certi incontri hanno rivoluzionato la vita.

Altre stanno ancora attendendo incontri simili.

In generale, siamo tutti d’accordo che gli incontri migliori siano quelli che riempiono il Mondo di possibilità.

Io e molti altri artisti che conosco vorremmo incontrare un mecenate.

Quasi tutti, abbiamo chiaro che non vogliamo invecchiare in una Casa di Riposo.

Coloro che vivono in una Casa di Riposo, mediamente, sono felici di uscirne.

Molti di loro, con apprensione, attendono le visite dei propri cari.

In molti, vorremmo che la nostra vecchiaia fosse intensa, tanto quanto la giovinezza, o l’età mediana.

In molti, non capiamo perché da anziani si debba essere trattati da idioti.

In molti, vorremmo passare gli ultimi giorni della nostra vita assieme agli amici.

Alcuni, vorrebbero passarli in una spiaggia deserta.

Altri, vorrebbero ballare.

Altri ancora, chiedono di essere drogati.

A tutti fa paura la solitudine.

Una, consiglia di avere sempre una “giusta paura”.

Per molti, soprattutto per coloro che vivono in città, è difficile trovare un’alternativa alla Casa di Riposo.

Altri, soprattutto coloro che vivono nei piccoli paesi, riescono a sostenersi a vicenda.

Quasi tutti, credono che l’origine di molti problemi sia l’eccesso di lavoro.

Alcuni, per il troppo lavoro, hanno perso la sensibilità.

In molti, ritengono che la società debba essere un luogo comodo per tutti,

non solo per chi è produttivo (a livello economico).

Io, ho la ferma convinzione che le commistioni tra persone, differenti per età, origine e interessi

siano una risorsa indispensabile per creare una società attenta, intelligente e sensibile.

Cercando una conclusione al progetto, chi ha scritto il libretto, ha pensato bene di consegnarla a qualcun altro.

Per questo, ha dato ai visitatori il proprio numero di telefono

assieme alla richiesta di inviare un messaggio vocale

contenente le ultime parole per Un'ora sola ti vorrei, più 23 minuti:

 

Giuseppe:Grazie della inusuale e commovente esperienza, mi ha portato fuori dagli schemi non solo per il tempo del percorso ma sovra ogni cosa perché mi ha lasciato un'impronta indelebile.

 

Iole: Non è semplice lasciarsi condurre, ma nel percorso la mia attenzione su ciò che mi circondava era altissima.

Per le vie lo sguardo si concentrava sulle forme, forse influenzata dalle sculture riposte sul tavolino.

Alla Casa Museo Boschi, l’attezione si è spostata alla voce emessa dall’mp3...che fatica, uscita avevo impressa nella mente il ritratto del bambino con la scodella del latte. Solo  al portone della casa di riposo ho capito.

Nell’attesa ho cercato di dare un volto a quella voce...arrivati al salone i miei occhi si sono posati su di lei.

È stato impegnativo relazionarmi con la signora Franca, ma piano piano siamo riuscite a farci delle belle risate.

Sarà un caso, la signora Franca ha fatto la maestra elementare,il quadro che porto nel cuore è il ritratto di un bambino. Prima di uscire dalla casa museo, la voce di Franca mi ha ricondotto a rivedere quel quadro!

Alfred: un viaggio misterioso tra arte, curiosità, amore e delicatezza. Con un finale commovente. Hai saputo muovere una parte profonda e difficile da svelare, forse anche un po’ spaventosa. Chissà perché ma a volte i vecchi, che tanto amo, riescono a farmi  paura. O forse la fanno i luoghi dove sono imprigionati, per terrore di finirci un giorno. Amo tanto l’arte e ricondurla a un umano così toccante mi ha sorpreso, abituato come sono a tenerla in un luogo protetto e intimo, senza intrusi. Mi sono sentito preso per mano, con estrema delicatezza e condotto con amore a vedere qualcosa che avevo dimenticato. Io che ho adorato tutti i miei nonni ne ho trovati di nuovi. Grazie. Adesso devo ricordarmi di mandare dei fiori alla Franca, li adorava pare.

Beatrice: Quando l'ho incontrata di persona Luisa non indossava il suo rossetto rosa antico, forse perché non c'era Luciano ed era un po' triste. Cinquant'anni di vita insieme sono una certezza di cui è difficile fare a meno. Quello che mi ha sorpreso di Luisa è che, nonostante sembri assente con lo sguardo, è stata un'osservatrice molto sensibile e puntuale e ha interpretato in modo profondo le opere che si presentavano ai suoi occhi. È riuscita a far cambiare idea a Luciano che ha commentato molto durante la sua osservazione ma è rimasto a un livello più superficiale. Ho sorriso quando Luisa ha visto Atteone lo spione che Luciano non aveva notato. Luisa e Luciano: una coppia di innamorati. Luisa ha aiutato Luciano a uscire dalle sue certezze. Luciano è per Luisa la certezza. 
Grazie per avermi regalato un po' della vostra tranquillità d'animo e bontà d'occhi.

In molti, quelle parole, le hanno dette a voce, altri, si sono presi tempo per cercarle,

altri ancora, hanno preferito conservarle per se stessi.

Un’ora sola ti vorrei, più 23 minuti

è un progetto di Cristina Pancini

Con la collaborazione di Federico Primavera per le elaborazioni sonore.

Per e con Il Lazzaretto, la Casa Museo Boschi Di Stefano e la Casa di Riposo Don Leone Porta.

Grazie a Pierluigi, Maria Bambina, Mirella, Luisa & Luciano, Arturo, Franca e Lidia, abitanti della RSA Don Leone Porta

per essere stati i complici migliori che si possano desiderare. Grazie a Federico Primavera, per aver moltiplicato le ore dei giorni

pur di ascoltare e riascoltare con cura le voci degli anziani. Grazie a Linda Ronzoni, Cristina Perillo, Alfred Drago e Alessandra Trovati

e al Il Lazzaretto tutto, perché sostengono il darsi. Grazie a Maria Fratelli, Chiara Fabi, Cristina Filippi, Martina Ganino

e il Sig. Prea della Casa Museo Boschi Di Stefano perché, assieme ai volontari del Touring Club Italiano, ci hanno spalancato quelle porte così belle e hanno camminato in punta di piedi. Grazie a Daniela Lio, Donatella Langialonga, Zerina Koci e Francesco Boccia della RSA Don Leone Porta per averci permesso le fughe. Grazie alla fotografa donna-ragno Silvia Gottardi per la sua generosità e a Grazia Cupolillo per aver sistemato le parole nelle pagine. Grazie ad Alessandra Primavera per i soccorsi. Grazie a Claudia Cogliati, Daniela Lepori, Marco Calloni che ci hanno aiutati nella ricerca delle sculture di Lydia Silvestri.

Grazie ad Andreina, Lydia, Marieda e Antonio perché il loro incontro ci ha riempiti di possibilità.

credits fotografici: Casa Museo Boschi Di Stefano e Silvia Gottardi